Desertification, Resilience, and Sustainability of Cities on Volcanoes

Desertificazione, resilienza e sostenibilità delle città sui vulcani

The increasing urbanization is producing additional challenges to governing authorities of cities in the proximities of active volcanoes. Such cities as Naples in Italy, Quito in Ecuador, Auckland in New Zealand, Shimabara in Japan, Santorini in Greece, Legazpi City in the Philippines, Arequipa in Peru, Mexico City in Mexico, and Tokyo in Japan, can all be affected by the eruptions of nearby volcanoes and the authorities must decide what to protect and how during the impending volcanic crises. Remain complacent or do nothing is one choice, resettling the populations in faraway places and deserting the cities is another, and building resilient and sustainable cities in the proximities of volcanoes is the third option. The first option of doing nothing significant requires no effort and is widely practiced in developing countries where the city governments are weak or irresponsible. The desertification of cities on volcanoes is the favorite of geologists-geophysicists-volcanologists, and building resilient and sustainable habitats is the favorite of technologists and progressive governance. Displacing hundreds of thousands of people from cities reliably and on short notice is not reliable when the city infrastructure systems are not designed to tolerate the possible seismic events that precede the eruptions and the civil protection authorities are not well organized. Moreover, managing the displaced populations that have not been guaranteed the continuity of their homeland and hosting communities that are not willing to tolerate different socio-economic and cultural practices, is difficult if not impossible. The volcanic risk management in the Neapolitan area follows the first and the second options: Do nothing for the people in Naples and displace the populations from Vesuvius and Campi Flegrei areas and resettle them all over Italy. This strategy assumes that the evacuations of several million people in several days from the Neapolitan area are not only feasible but also acceptable by both the evacuees and hosting communities and that Naples will not be affected by the eruptions. By waiting too long before taking actions to evacuate, taking too long to evacuate, or by not evacuating and making the built environment resilient to eruptions risks the repetition of disasters like those at Amatrice in Italy and at Fukushima in Japan.

This session calls for the presentations of different risk management strategies for the cities on volcanoes in the interdisciplinary and transdisciplinary setting so that the authorities and populations of these cities will be able to judge better the consequences of their decisions and hopefully make those decisions that avoid the disasters and make the cities more resilient and sustainable.

La crescente urbanizzazione sta creando ulteriori sfide alle autorità governative delle città nelle vicinanze dei vulcani attivi. Città come Napoli in Italia, Quito in Ecuador, Auckland in Nuova Zelanda, Shimabara in Giappone, Santorini in Grecia, Legazpi nelle Filippine, Arequipa in Perù, Città del Messico in Messico e Tokyo in Giappone, possono essere tutte colpite dalle eruzioni dei vulcani vicini e le autorità devono decidere che cosa e come proteggere durante le imminenti crisi vulcaniche. Rimanere indifferenti o non fare nulla è una scelta, reinsediare le popolazioni in luoghi lontani e desertificare le città è un'altra, e costruire città resilienti e sostenibili nelle vicinanze di vulcani è la terza opzione. La prima opzione di non fare nulla di significativo non richiede sforzi ed è ampiamente praticata nei paesi in sviluppo in cui i governi delle città sono deboli o irresponsabili. La desertificazione delle città sui vulcani è la scelta preferita dai geologi-geofisici-vulcanologi, e la costruzione di habitats resilienti e sostenibili è la scelta dei tecnologi e dei governi progressisti. Dislocare centinaia di migliaia di persone dalle città in modo affidabile e con un breve preavviso non è fattibile quando i sistemi di infrastrutture cittadine non sono stati progettati per tollerare possibili eventi sismici che precedono le eruzioni e le autorità di protezione civile non sono ben organizzate. Inoltre, gestire le popolazioni sfollate, non garantite sulla continuazione della loro vita sul posto mentre le comunità ospitanti non sono disposte a tollerare le loro diverse pratiche socio-economiche e culturali, è difficile se non impossibile. La gestione del rischio vulcanico nell’area napoletana segue la prima e la seconda opzione: non fare nulla per la popolazionedi Napoli e disperdere le popolazioni dalle aree del Vesuvio e dei Campi Flegrei per tutta Italia. Questa strategia assume che le evacuazioni di diversi milioni di persone in alcuni giorni dall'area napoletana non siano solo fattibili ma accettabili sia dagli sfollati che dalle comunità ospitanti e che Napoli non sarà colpita dalle eruzioni. Aspettando troppo a lungo prima di intraprendere azioni di evacuazione, prendendo troppo tempo per evacuare, o non evacuare e non proteggendo dalle eruzioni gli ambienti costruiti rischia la ripetizione di disastri come ad Amatrice in Italia e a Fukushima in Giappone.

Questa sessione richiede le presentazioni di diverse strategie di gestione del rischio per le città sui vulcani in ambito interdisciplinare e transdisciplinare in modo che le autorità e le popolazioni di queste città possano giudicare meglio le conseguenze delle loro decisioni e, auspicabilmente, prendere quelle decisioni che evitano i disastri e rendono le loro città più resilienti e sostenibili .